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Insieme a Serenis l’ascolto e la cura della mente prendono forma

In L45 partiamo da un principio semplice: prima dei ruoli, ci sono le persone, con equilibri, fragilità e bisogni. La partnership con Serenis nasce da qui: offrire a chi lavora con noi un accesso facile e sicuro a percorsi di psicoterapia e supporto psicologico.

Per noi investire nel benessere non è un “nice to have”: è parte del nostro modo di lavorare. Significa prevenire lo stress evitabile, rendere semplice chiedere aiuto e costruire ambienti in cui sentirsi ascoltati e rispettati. È anche ciò che dà sostanza al nostro posizionamento come datore di lavoro: la cura delle persone è un fatto concreto che conta dentro e fuori l’ufficio.

Negli ultimi mesi abbiamo ascoltato molto. Ci siamo accorti che la complessità non si spegne a fine giornata: entra in ufficio con noi sotto forme diverse, una transizione personale, la cura di figli o genitori, etc. Può essere una situazione di urgenza o un rumore di fondo che toglie nitidezza. Per questo crediamo che chiedere aiuto debba essere semplice, quasi ordinario: intervenire presto permette di raddrizzare le pieghe prima che diventino nodi.

Abbiamo visto anche che la qualità del lavoro dipende dal clima. Le idee migliori nascono dove c’è fiducia, dove si può ammettere un dubbio, sbagliare presto, imparare in fretta. La sicurezza psicologica non è un tema “soft”, incide sulle scelte che facciamo, sul tempo che impieghiamo per prendere decisioni, sul modo in cui ci sosteniamo nei momenti intensi. In concreto significa poter dire “in questo periodo faccio fatica” senza temere un costo reputazionale, e trovare dall’altra parte interlocutori preparati ad ascoltare e indirizzare.

È da questo ascolto che, dallo scorso giugno 2025, abbiamo scelto Serenis. Il percorso parte da un breve questionario per orientare la scelta del/la professionista più adatto/a; da lì, si concordano modalità e calendario, con sessioni online o in presenza dove disponibile. Alla persona restano tempi e spazi per lavorare su ciò che serve: una fase complessa, un obiettivo di crescita, l’esigenza di rimettere in equilibrio energie e priorità. Nel frattempo, l’azienda può capire, solo a livello aggregato, se l’iniziativa sta funzionando: quanto viene utilizzata, come viene percepita, quali bisogni emergono. I dati individuali non entrano mai nei sistemi aziendali e la relazione terapeutica resta, com’è giusto, tra la persona e il/la professionista.

Per noi questa è anche un’operazione culturale. Parlare di salute mentale con naturalezza, offrire strumenti accessibili, formare manager e team leader ad aprire conversazioni rispettose: sono scelte che cambiano il clima interno e il modo in cui affrontiamo il lavoro di tutti i giorni. Non tutti hanno lo stesso punto di partenza, e va bene così: l’importante è sapere che c’è un luogo in cui iniziare, senza etichette.

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